Tropicana, la recensione di uno spettacolo da bere al Franco Parenti fino al 1° dicembre

Al Teatro Franco Parenti di Milano,  replica fino al 1° dicembre lo spettacolo TROPICANA firmato Frigoproduzioni, del quale vi abbiamo parlato nel nostro precedente articolo di presentazione  e a cui vi rimandiamo per altre informazioni.

La scena si apre su un ambiente verde… speranza di comporre il pezzo che sarà il tormentone dell’anno (nella realtà il tormentone iniziato nel 1983 e tuttora in voga); speranza di emergere, di realizzarsi, di avere un posto in una società che spesso rende invisibili.

Un ambiente disordinato: sarà così impegnativo e travolgente creare una successione di note e parole? Lo capiremo solo alla fine e non lo rivelerò…

La trama in sé non presenta grandi elementi narrativi, ma la capacità del drammaturgo Francesco Alberici costruisce una trama in ogni personaggio, che, a turno presenta se stesso, in una carrellata di situazioni personali ed emotive, di curriculum professionale, di inserimento nella band che suonerà “Tropicana”.

La regia non si ferma alla location minimal; realizza la profondità tridimensionale portando in primo piano l’attore autonarrante e sposta in fondo o fuori scena gli altri personaggi.

Così emergono gli stati di giovani molto attuali, alla ricerca di un senso personale e collettivo: si generano conflitti in un gruppo, del quale ognuno vorrebbe il merito. Chitarrista e cantante spaccano il dualismo dell’arte: espressione libera, creativa, indisturbata dagli stereotipi musicali di tendenza (la voce sopra, sotto, dentro e fuori della bravissima Claudia Marsicano), o valutazione lucida, quasi cinica della richiesta del mercato delle case discografiche (il rigore di Daniele Turconi che vuole un primo posto nelle classifiche)?

Una bottiglietta di succo di frutta “Tropicana” è  in mano a ogni attore, quale mascotte di un viaggio senza fine che attraversa i vari gusti del prodotto, come una sorta di pubblicità: uno sponsor della canzone emergente (o sarà viceversa?)

Ma chi ha ascoltato le parole del testo, canticchiato, fischiettato, ballato sulle spiagge in allegria?

Qui si chiude la scena… adesso possiamo capire il disordine. I componenti della band non si sono lanciati addosso le sedie o i microfoni. Il quarto attore (Salvatore Aronica) che si sente l’ultimo arrivato, non ha stravolto il locale per ribellione. Cosa sarà successo mentre tutti erano intenti a osservare il proprio spaccato di vita, senza allargarsi in un orizzonte più vasto e dell’altrui?

Andate ad ascoltare questo testo… E’ un invito alla sensibilità!

 

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