Senza filtro: Rossella Rapisarda interpreta con intensità il ricordo di Alda Merini, la poetessa dei Navigli

Con lo spettacolo “Senza Filtro”, presentato nel nostro precedente articolo  si chiude la rassegna teatrale in streaming di approfondimento teatrale “Ieri e Oggi” a cura del giornalista Luca Cecchelli e Roberto Piano,  prodotta da ReklamaTv per Teatro 2.0   e inauguratasi lo scorso  14 febbraio.

Lo spettacolo “Senza Filtro”, è stato trasmesso in diretta streaming dal salotto culturale Après-coup  lo scorso 21 marzo, data  piena di significato perchè  coincide con l’inizio della primavera e del 90° compleanno dell’amata poetessa milanese Alda Merini,  a  cui   lo spettacolo è ispirato: Sono nata il ventuno a primavera/ma non sapevo che nascere folle, /aprire le zolle /potesse scatenar tempesta”.

Unica interprete l’attrice  Rossella Rapisarda,  promotrice dell’iniziativa insieme alla compagnia “Eccentrici Dadarò”, che hanno deciso di destinare il ricavato dello spettacolo a sostegno delle attività di ricerca e cura dell’Istituto Neurologico Besta.

Lo spettacolo è ambientato nel bar Charlie sui Navigli, dove la poetessa era solita passare le sue giornate e produrre le sue poesie, i racconti e tanti, tanti appunti, tra un caffè, una sigaretta , incontri e risate.

Tutto fa ruota intorno alle poesie e gli aneddoti della vita di Alda Merini, che sono stati raccolti attraverso le testimonianze degli amici che l’hanno conosciuta da vicino proprio sui Navigli,  tra cui Arnoldo Mosca Mondadori, Alberto Casiraghi, Giuliano Grittini, Giuseppe d’Ambrosio Angelillo, a cui si fa riferimento lungo tutto lo spettacolo.

Rossella Rapisarda interpreta, in maniera sublime, con intensità, a tratti con ironia, il personaggio dell’angelo, l’alter ego di Alda,  che quel 1° novembre l’aspetta al bar per concludere il finale di un libro di appunti. L’attesa è lunga e invana perchè mai avverrà l’incontro con la poetessa, che quella notte muore lasciando a tutti noi i suoi preziosi ricordi, la profondità della sua poesia. L’attrice, con il suo magistrale monologo,  porta alla luce i ricordi, come scavando per entrare nell’intimo della sua “Aldina”,  riuscendo così a generare  in chi guarda, un turbinio di profonde emozioni.

Sembra quasi sentire la voce di Alda Merini che ricorda ora cose tristi, ora cose allegre, ma sempre intrise di ironia perchè a lei piaceva scherzare, forse per esorcizzare il dolore che portava dentro per le esperienze della sua lunga permanenza in manicomio, delle terapie per riportarla alla “normalità” e soprattutto della sofferenza per quella mancanza di contatti con il mondo esterno, con la vita che lei tanto amava e ritrovava nelle piccole cose della sua quodidianità. Ricordando queste esperienze scriveva: “gli aguzzini sappiano  che i poeti non si redimono dal delirio”

Osservatrice acuta, Alda Merini dipingeva in versi le persone che incontrava, e mai ha smesso di sognare: “le donne non chiudono mai i suoi sogni, li prolungano all’infinito, perchè assomigliano un poco agli angeli“.

Il fil rouge di questo racconto è l’amore, quell’amore che per Alda Merini non doveva far male ma che chiedeva solo spazio per esprimersi senza filtro, senza per questo sentirsi pericolosa a tal punto da essere additata come diversa  e, in una pseudo volontà di protezione, tentare di cambiarla rinchiudendola.

La scena è minimalista: due sedie, tanti, tanti fogli sparsi sul pavimento, un tavolino e una macchina da scrivere  con la quale battere un finale, che invano l’angelo custode di Alda cerca di trovare ripercorrendo i ricordi della poetessa anche attraverso gli oggetti che tira fuori da una grossa borsa, ma tutto viene avvolto in un fumo che impedisce di vedere appieno nella complessità dell’intimo della grande poetessa.

Un ruolo importante nello spettacolo è dato dalla musica dal vivo di Marco Pagani, che da forza  a quanto accade in scena, gestendo le musiche e le canzoni che piacevano ad Alda Merini, ma anche i silenzi o le percussioni per sottolineare i momenti più intensi dei suoi deliri.

A fine spettacolo l’intervista con Rossella Rapisarda,  il regista Fabrizio Visconti e il Musicista Marco Pagani, che attraverso diversi aneddoti hanno meglio spiegato come è nato lo spettacolo, del quale si può dire è un inno alla vita e all’amore, dedicato ad una grande donna a cui Milano guarda con gratitudine per l’immensa eredità culturale che ha lasciato.

Sul finire dell’intervista, come da prassi, la domanda sui progetti futuri della compagnia “Eccentrici Dadarò”,  ha rivelato che da programma, pandemia permettendo, dovrebbero andare in scena dal 27 aprile al 2 maggio al Teatro Litta con Revolutionary Road  di  Renato Gabrielli,  con Rossella Rapisarda, Stefano Annoni, Daniele Gaggianesi, regia  di Fabrizio Visconti  e musiche di Marco Pagani.

 

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