Teatro Elfo Puccini: dal 14 giugno al 2 luglio in scena 4 spettacoli per la rassegna Diritto di cronaca

Francesco Frongia firma questa nuova edizione della rassegna Nuove storie, in programma dal 14 giugno al 2 luglio al Teatro Elfo Puccini, ideata nel 2020 e cancellata dal lockdown, riproponendo il programma intitolato Diritto di cronaca.

«La cronaca è il tentativo di raccontare un fatto accaduto secondo la successione cronologica, cercando di non dare un’interpretazione critica degli eventi. La realtà, parafrasando Wilde, è raramente pura e non è mai semplice. A teatro il tentativo di descrivere i fatti porta a una nuova consapevolezza. Per esempio ci si può trovare in fondo a un pozzo alla cui fine non troviamo un coniglio bianco ma un bambino intrappolato.

Nuove storie 2021, ripropone il percorso che avremmo voluto mostrarvi nel 2020, con qualche aggiunta e alcune perdite. Ripartiamo con la stessa curiosità e con maggiore energia perché gli spettacoli scelti non solo non sono invecchiati, ma maturati. In quest’epoca in cui l’infodemia ha sostituito l’informazione Nuove storie: Diritto di cronaca ci permette di riflettere sui fatti e sul modo in cui questi vengono raccontati. L’invito a guardare dentro il buco nero dell’informazione, a riflettere sulle vite che non sono le nostre, a voler conoscere la realtà, sono i motivi della scelta dei titoli dell’edizione 2020, ormai 2021.  – (Francesco Frongia)

Questi gli spettacoli della rassegna:
14 – 18 giugno, sala Bausch
Life
di Emiliano Brioschi
regia Emiliano Brioschi
con Emiliano Brioschi e Cinzia Spanò
Brioschi/Spanò – in collaborazione con a.ArtistiAssociati – Artefici Residenze Creative Friuli Venezia Giulia

Due storie che hanno segnato l’immaginario collettivo di un’epoca. Sono stati anni di grandi ideali gli anni in cui hanno vissuto Ulrike Meinhof e Roberto Peci. Anni che hanno generato movimenti, sogni, delusioni e infine, enormi violenze. Ulrike Meinhof è una guerrigliera clandestina in opposizione al sistema capitalistico tedesco. È tra i fondatori della RAF – Rote Armee Fraktion – gruppo terroristico responsabile dei più eclatanti attacchi allo stato. Roberto Peci viene sequestrato, imprigionato e condannato a morte dalle Brigate Rosse. La sua condanna a morte è la prima, in Italia, ripresa da una telecamera.

LIFE vuole soffermarsi sulla sorte di un uomo e di una donna. Vuole dirci chi erano, cosa volevano e in che modo sono state straziate le loro esistenze. Vuole raccontarci, soprattutto, gli ultimi istanti della loro vita.

21- 25 giugno, sala Bausch
Alfredino – L’Italia in fondo a un pozzo
drammaturgia di Fabio Banfo
da un’idea di Fabio Banfo e Serena Piazza
regia di Serena Piazza
con Fabio Banfo
Effetto Morgana/Centro Teatrale MaMiMò

“Lo spettacolo è al contempo narrazione e rappresentazione, cronaca giornalistica e poesia. È lo specchio dell’Italia degli anni ’80 ma soprattutto è il ricordo commosso di un bambino che tutti sono stati convinti fino all’ultimo si sarebbe salvato”. Alfredino racconta la tragica vicenda del piccolo Alfredo Rampi, precipitato il 10 giugno 1981 in un pozzo artesiano di 80 metri nelle campagne di Vermicino, e dei disperati tentativi di salvarlo nei tre giorni successivi. Una storia che ha sconvolto l’intero Paese con la prima diretta televisiva non stop a reti unificate a coprire un caso di cronaca, un evento mediatico che avrebbe dovuto documentare una storia a lieto fine e che alla fine si è trasformato in uno shock collettivo nazionale

28 giugno > 2 luglio, sala Bausch
Sono solo nella stanza accanto
drammaturgia Tobia Rossi
regia Giacomo Ferraù
con Edoardo Barbone e Eugenio Fea
produzione Compagnia Caterpillar con il sostegno di Eco di fondo

Il 23 febbraio 2018 il diciassettenne Michele Ruffino si getta da un ponte nei pressi di Torino. Il ragazzo, affetto da una lieve disabilità fisica, veniva definito dai compagni di scuola ‘storpio’, ‘zoppo’, ‘sfigato’. Le umiliazioni, le continue vessazioni, le torture psicologiche hanno alimentato le fiamme del palazzo della sua esistenza, fino a renderlo invivibile.

Lo spettacolo indaga le reazioni di una comunità di adolescenti, una classe di una scuola superiore sconvolta dalla notizia di una morte così brutale e improvvisa. Come impatta questa perdita sui ragazzi, come sono vissute colpe e responsabilità e soprattutto come influisce una morte scioccante sulle dinamiche di bullismo ancora (per sempre?) in corso.

Due attori in scena danno vita a una moltitudine di personaggi, l’affresco complesso e variopinto del reticolo di relazioni tra un gruppo di giovani adulti impegnati a capire cosa accade dentro e fuori di loro e a cercare risposte e spiegazioni, tra slanci vitali e indicibili terrori.

Un racconto dolceamaro non solo sulla piaga sociale del bullismo, ma su rischi e pericoli del nostro presente.

5 > 9 luglio | sala Bausch
Le buone maniere
testo di Michele Di Vito
regia e interpretazione Michele Di Giacomo
scene e costumi Roberta Cocchi e Riccardo Canali
luci Riccardo Canali
suono Fulvio Vanacore
consulenza drammaturgica Magdalena Barile
produzione Alchemico Tre, realizzato da ERT, “Cantiere Moline” 2015/16

Una storia di uomini e fantasmi, di vittime e carnefici. È la storia della Banda della Uno bianca, iniziata con colpo al casello autostradale di Pesaro, il 19 giugno 1987. Michele Di Giacomo veste i panni di Fabio Savi, uno dei componenti della banda, assassino tra più feroci della storia italiana che, con i fratelli Alberto e Roberto, entrambi poliziotti, mise a segno decine di rapine, uccise 24 persone e ne ferì un centinaio, incarnando fino all’arresto un incubo per chiunque vivesse in Emilia-Romagna.

Un pretesto, un’intervista che Savi deve rilasciare, scatena l’azione scenica, in cui il passato torna e si fa sentire. Come raccontarsi, cosa raccontare?

Un serrato e rarefatto monologo che tenta di indagare l’animo umano per far luce su quell’istinto animale che ci porta a compiere azioni scellerate. Come un animale in gabbia, nella sua cella da ergastolano Savi combatte con la propria coscienza con grette giustificazioni, in un flusso di pensieri che mescola reale e irreale, il presente e i ricordi.

 

Rispondi