Evǝ al Teatro Leonardo: una visione rivoluzionaria della Genesi tra identità di genere e libertà contemporanee – recensione

E’ in scena solo fino ad oggi 3 dicembre 2023 all’ MTM Teatro Leonardo  lo spettacolo “Evǝ“, una produzione che rappresenta una libera interpretazione  della Genesi, attraverso  la drammaturga e performer inglese Jo Clifford.

Per altre notizie sullo spettacolo, vedi il nostro articolo di presentazione.

LA RECENSIONE
Il sipario si apre sulla vista di 6 cilindri trasparenti, ognuno contenente una persona. Apparentemente sono 4 donne e 2 uomini. Ma nulla è un dato certo!

Sono 6 tubi di aspirazione per “risucchiare” 6 umani da parte di una navicella spaziale? Sono limiti personali che ognuno di noi si pone per confinare se stesso in un mondo parallelo? Oppure sono 6 provette da laboratorio biochimico per riprodurre creature nuove? Questa ultima possibilità potrebbe calzare a pennello.

Dio che “aleggiava” (e non “galleggiava”) sulle acque, il sesto giorno li creò maschio e femmina. Si è forse dimenticato un genere intermedio? No! Ha dato inizio alla danza della procreazione, fatta di geni maschili e di geni femminili: un corredo cromosomico tanto specifico, quanto di alta precisione, per avere capelli biondi, neri, rossi e occhi azzurri, castani verdi e grigi. E quel Dio della creazione, Elohim, non è un genere femminile, ma un numero plurale (Trinità? Plurale maiestatis? Libera scelta l’interpretazione), non ha preso lo scarto di Adamo, ma la parte di Adamo che avrebbe stabilito un rapporto con Eva nascente.

L’uomo e la sua scienza/ sua insoddisfazione/ ricerca di altro ha voluto qualcosa che stesse “nel mezzo”.

Il testo della drammaturga transessuale Jo Clifford, riflessa in Andrea Adriatico che ne ha curato la regia di questa edizione, spinge con i gomiti la creazione originaria e, pur prendendola come punto di partenza e di riferimento, ne contesta la rigida divisione di genere. Si alza un coro di voci che raccontano in modo a volte blasfemo, la propria esperienza. Eva Robin’s, icona del trasgender, Rose Freeman, Patrizia Bernardi,  Anas Arquawi, Met Decay e Saverio Peschechera rappresentano  già di fatto una realtà ufficializzata dai media e dalla storia contemporanea.

“C’era una volta” è l’incipit di apertura… “C’è ancora”… si nasce maschio o femmina e, come non è discriminante essere chi (non qualcosa) che è “ nel mezzo”, nello stesso modo non deve essere discriminante essere da una parte o dall’altra. Non si tratta di un binario rigido. Il nostro genoma conferma i suoi dati con la formazione di organi genitali definiti, come è stato espresso dalla scoperta di Adamo ed Eva. Nessuno è “costretto” a restare come alla nascita… nessuno può guardare l’altro come se non fosse compiuto.

Come suggerisce la finestra di Overton, da un fatto assolutamente condannato dalla società, come ad esempio il transgender, si arriva a condannare chi non lo approva. Si tratta di libertà in entrambi i casi.

Da un palcoscenico senza fronzoli, essenziale, si spazia in dinamiche molto discusse in questa età contemporanea di lotta conto la mancata accettazione delle molteplici diversità, che non andrebbero vissute come tali, ma come eterogenicità.

Un’ opera complessa; dialoghi fitti e intensi, poco movimento, tante parole… tantissime parole che lasciano un enorme spazio alle riflessioni sia a favore che contro questa visione.  Non è facile pensare alla creazione come opera della mano di Dio, ma non è altrettanto facile stare al passo con i tempi. E qui ci fanno correre, velocemente, in un mondo ancora da capire.

Spettacolo non per tutti, anche se tra gli spettatori si trovano persone di ogni tipo e di diverse età.